La crisi della Cnn sfata il mito dei fatti separati dalle opinioni

Il primo giugno la Cnn non festeggerà granché il trentesimo anniversario della sua nascita. Presumibilmente la celebrazione sarà un mesto rituale per elaborare il lutto consumato via cavo nell’ultimo anno e mezzo: i telespettatori della prima serata sono calati del 40 per cento dall’inizio del 2009, causando l’ovvio crollo del valore della pubblicità. I dati sugli ascolti dicono in modo eloquente che gli spettatori non hanno abbandonato i programmi del network più rispettato d’America per intrattenersi con occupazioni di altro genere, ma si sono infatuati di altri canali.
4 APR 10
Ultimo aggiornamento: 15:16 | 12 AGO 20
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Il primo giugno la Cnn non festeggerà granché il trentesimo anniversario della sua nascita. Presumibilmente la celebrazione sarà un mesto rituale per elaborare il lutto consumato via cavo nell’ultimo anno e mezzo: i telespettatori della prima serata sono calati del 40 per cento dall’inizio del 2009, causando l’ovvio crollo del valore della pubblicità. I dati sugli ascolti dicono in modo eloquente che gli spettatori non hanno abbandonato i programmi del network più rispettato d’America per intrattenersi con occupazioni di altro genere, ma si sono infatuati di altri canali all news, che tradotto significa Msnbc e Fox News; ma soprattutto Fox News, lo schiacciasassi di Rupert Murdoch in campagna permanente dalla parte dei conservatori.
L’età dell’oro di Fox è iniziata con l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, quando il network ha proceduto istantaneamente a virare dalle notizie alle campagne politiche. Fino a pochi anni fa il core business dell’emittente era il dettaglio sensazionale ricavato dalla cronaca e Fox era per tutti sinonimo di ampia copertura, storie esageratamente crude e impressionanti, o semplicemente curiose. A parte i toni, programmaticamente sopra le righe, la lezione Fox l’aveva imparata dalla Cnn, la “voce di Dio”, come veniva chiamata per via del timbro profondo di James Earl Jones che scandiva lo slogan mistico “This is Cnn”, come a dire che il nome garantisce ciò che c’è dentro. In principio, insomma, era la Cnn, e tutto il resto – con accenti e idiosincrasie variabili – veniva a rimorchio. Il fondatore, Ted Turner, aveva concepito la Cnn come la sublimazione televisiva del neutralismo anglosassone nel rapporto con la notizia. La vulgata giornalistica dei fatti separati dalle opinioni è stata – e continua a essere – il faro del giornalismo prodotto dalla Cnn, prima emittente americana a produrre notizie ventiquattr’ore su ventiquattro. In America la chiamano la strategia delle notizie “down-the-middle”, la copertura neutra, completa, controllata e volutamente priva dell’invadente orpello del commento.
La critica ha ribattezzato l’approccio della Cnn come “the view from nowhere”, lo sguardo distaccato dell’osservatore puro e perfettamente imparziale. Concentrandosi sull’aspetto quantitativo e lasciando indietro il dibattito, la Cnn ha messo a segno colpi storici come il primato assoluto nella diffusione della notizia l’11 settembre. Alle 8.49 ha bruciato tutti gli altri mandando in onda il primo contributo; una bella soddisfazione per gli addetti ai lavori, ma dettaglio da almanacco polveroso per il pubblico, che facilmente si identifica con visioni e idee dei personaggi, mentre tende a ignorare di quanti secondi un network arrivi prima degli altri sulla notizia. Qualche digressione opinionistica se la concedeva anche la Cnn, come il mitico programma serale “Crossfire”, letteralmente “fuoco incrociato”, una tribuna in cui un politico conservatore e uno progressista venivano invitati con cortesia anglosassone a una sana scazzottata in diretta. “Crossfire” ha smesso di andare in onda nel 2005 per volere dell’attuale presidente Jon Klein, che non si è mai stancato di difendere l’inquadratura stretta sulla notizia. Con il taglio dei già non ampi spazi di commento e dibattito gli affari della Cnn non sono migliorati.
Oggi la leggenda del talk show Larry King viene seguito in media da 771 mila telespettatori, mentre nella primavera scorsa faceva 1,3 milioni di ascolti. Prestazione deludente che tende al tragico se messa a confronto con il competitor Bill O’Reilly di Fox, che si aggira attorno ai 3,5 milioni di telespettatori. Intervistati da The Politico, due ex conduttori di “Crossfire” dicono che la chiusura del programma è stato “uno dei più grandi errori della storia del giornalismo moderno”. La fine di uno degli show più popolari – tanto che spesso superava in ascolti Larry King – dice molto dello spirito della Cnn di Jon Klein: “Siamo stati scaricati senza tante cerimonie: il presidente ha detto soltanto che voleva notizie ‘pure’ e non commenti. Ora tutte le televisioni puntano sui commenti”, dice l’ex volto Michael Kinsley.
La Cnn di oggi non vende il prodotto più richiesto: il dibattito, la rissa a sfondo politico. Ha un’enorme copertura, specialmente politica, ma nessuna sincera partigianeria come quelle esibite a destra da Fox e a sinistra da Msnbc. Una propone a ciclo continuo il capopopolo Glenn Beck e il più compassato – si fa per dire – O’Reilly; l’altra risponde con la rossa Rachel Maddow e Keith Olbermann. Non si tratta però di una conversione completa: al modello “down-the-middle”, gli avversari della Cnn non oppongono un monolite di urla e litigi on air, ma un abile misto di copertura e servizio giornalistico con picchi di avanspettacolo politico in prima serata. Cosa a cui Cnn ha sostanzialmente rinunciato. L’ex direttore di Msnbc, Davidson Goldin, ha dato una sintesi dell’attuale mancanza di sex appeal della Cnn: “Un canale di notizie che cerca di creare un brand dicendo che dà notizie è come un ristorante che cerca popolarità dicendo che cuoce del cibo”.
Negli ultimi mesi, i vertici dell’azienda hanno realizzato loro malgrado che la guerra delle news non è una cosa a due e nemmeno un triangolo. In alcune serate di febbraio gli ascolti sono finiti al quinto posto della classifica, superati, oltre che dai due competitor storici, anche dagli affiliati Hln e dalla Cnbc, che aveva l’esclusiva sulle olimpiadi invernali di Vancouver. Anche per questo la Cnn in crisi sta perdendo letteralmente i pezzi. L’anchorwoman Christiane Amanpour, a torto o a ragione guru delle news internazionali, è passata alla Abc; diverse fonti dicono che la tentazione di salire sui carri vincenti serpeggi un po’ in tutte le redazioni della Cnn. Nell’era della crisi delle notizie l’opinione non è soltanto conservazione di potere, ma un’ipotesi di business model.